Lo Yuan Legislativo ha approvato ieri, mercoledì 17 agosto, l’Accordo Quadro di Cooperazione Economica tra Taiwan e la Cina continentale.
L’ECFA (Economic Cooperation Framework Agreement) è stato approvato nel primo giorno della sessione speciale di agosto dello Yuan Legislativo, sessione che tratterà anche altri temi e terminerà i suoi lavori alla fine del mese.
Secondo il Presidente Ma Ying-jeou, l’accordo rappresenta il primo passo di un cammino che porterà Taiwan verso la prosperità, evitandole la marginalizzazione economica, accelerando l’internazionalizzazione delle imprese taiwanesi e normalizzando il commercio nello Stretto di Taiwan.
Nella regione sono stati firmati un numero sempre maggiore di Accordi di Libero Scambio (FTA, Free Trade Agreement), passando dai 3 del 2000 ai 58 di oggi. Grazie all’ECFA, sempre secondo il presidente Ma Ying-jeou, le probabilità di Taiwan di prendere parte a questi accordi vedranno un incremento. Già in questi giorni Taipei e Singapore stanno discutendo la possibilità di dare vita ad un FTA ed altri Paesi si sono dimostrati interessati a fare altrettanto.
Secondo il Consiglio dell’Agricoltura taiwanese, le esportazioni verso il continente del settore primario fruiranno di un considerevole aumento. In seguito all’entrata in vigore dell’accordo, 18 categorie di prodotti agricoli taiwanesi vedranno ridurre a zero le tariffe all’importazione imposte dalla Cina continentale.
Inoltre, numerosi addetti al settore della pesca, che riveste grande importanza sull’isola, vedono nell’ECFA la possibilità di incrementare la propria presenza nel mercato continentale.
L’ECFA mantiene comunque delle specifiche clausole, come ad esempio la possibilità di recedere dall’accordo qualora una delle due parti violasse i termini dello stesso.
Sotto il profilo economico, inoltre, il mercato del lavoro taiwanese resterà protetto dall’ingresso non solo di prodotti agricoli, ma anche di manodopera e lavoratori continentali.
Per quanto riguarda i settori secondario e terziario, l’elenco dei beni che inizialmente godranno di libera circolazione nello Stretto (la cosiddetta “lista preliminare”) vede coinvolti 539 categorie di prodotti taiwanesi e 267 categorie appartenenti alla Cina continentale.
Con l’approvazione dello Yuan Legislativo l’accordo termina così il suo iter, dopo la firma dello scorso giugno tra la SEF e l’ARATS – gli organi semi-ufficiali rappresentanti rispettivamente Taiwan e la Cina continentale – e l’approvazione da parte dello Yuan Esecutivo avvenuta agli inizi di luglio.
TAIWAN
Lo Stretto Indispensabile
mercoledì 18 agosto 2010
venerdì 11 giugno 2010
Sudafrica 2010 – Taiwan scende in campo con le tecnologie per l’ambiente
La tecnologia tessile taiwanese coglie l’occasione dell’importante evento calcistico per flettere i suoi muscoli.
Taiwan sarà infatti presente ai mondiali sudafricani; non tra le 32 squadre che si contenderanno il prestigioso trofeo, ma in qualità di produttore di uniformi ecologicamente compatibili.
Brasile, Olanda, Portogallo, Stati Uniti, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Serbia e Slovacchia: nove squadre nazionali indosseranno divise di materiale riciclato prodotte interamente in Taiwan.
Secondo il Comitato dello Yuan Esecutivo di Taiwan per la Promozione del Risparmio Energetico e della Riduzione di Emissioni Carboniche, queste uniformi sono un eccellente esempio dell’azione taiwanese in tema di salvaguardia ambientale. Per formare le fibre tessili delle magliette, sono state infatti utilizzate numerose bottiglie di plastica, ridotte in fili molto sottili.
In media, per una maglietta sono state sufficienti otto bottiglie di plastica.
L’Ufficio per lo Sviluppo Industriale del Ministero degli Affari Economici, che ha fornito assistenza alle fabbriche di magliette, ha dichiarato che sono state utilizzate più di 13 milioni di bottiglie PET (Polietilene Teraflatato) per produrre le magliette di Sudafrica 2010 – sia per le squadre partecipanti, sia per il merchandising.
Questo non solo dimostra l’alto livello tecnologico taiwanese, ma anche la capacità dell’industria di riadattarsi ai “green concepts” internazionali, confermando il “Made in Taiwan” quale elemento sempre all’avanguardia.
L’Istituto di Ricerca Tessile di Taiwan (TTRI) ha spiegato che, per produrre le magliette, le bottiglie riciclate sono state trattate più volte fino alla trasformazione in fibre di poliestere, successivamente trasformate in fili e dunque filate per produrre il tessuto.
Anche le tecniche di tintura sono risultate cruciali, in quanto gli standard per la colorazione delle magliette per le competizioni della FIFA sono piuttosto severe. Per produrre divise che incontrino i Global Green Standards – ossia gli standard ecologici – i tessuti fabbricati devono essere tinti con estrema attenzione. Anche in questo, dunque, Taiwan ha dimostrato di possedere una capacità tecnica di alto livello.
Se il rapporto costi-benefici e la qualità rappresentano ulteriori elementi degni di considerazione, non sorprende che Taiwan entri nel novero dei leader di settore a livello mondiale.
Dopo anni di grandi sforzi investiti dal TTRI nella ricerca e nello sviluppo, oltre che nel trasferimento tecnologico, Taiwan ha innovato e fatto grandi passi avanti nella produzione di fibre tessili e nel processo di colorazione. Per queste ragioni, il settore tessile locale è diventato una scelta obbligata per numerosi marchi sportivi.
Il Vice Premier Sean C. Chen, che riveste anche il ruolo di presidente del Comitato per la Promozione del Risparmio Energetico e della Riduzione di Emissioni Carboniche, ha dichiarato che il processo produttivo – dalla raccolta delle bottiglie fino al prodotto finale – è stato eseguito interamente in Taiwan. Tutto ciò a conferma dell’alto livello qualitativo raggiunto dalla propria industria manifatturiera e della capacità della stessa di rispondere ai cambiamenti climatici globali.
Il TTRI ha poi sottolineato le prerogative delle divise prodotte. Le magliette di materiale riciclato pesano il 13% in meno rispetto a quelle fatte con metodi tradizionali; inoltre, la trama a 144 TPI consente alla maglia di rimanere asciutta permettendo ai liquidi di evaporare rapidamente. Il TTRI ha poi aggiunto che il tessuto prodotto con materiale riciclato è il 10% più elastico del tessuto ordinario. L’atleta può dunque usufruire di aerazione e flessibilità unici.
Queste uniformi dimostrano dunque gli eccezionali risultati raggiunti dalla tecnologia tessile taiwanese e testimoniano l’impegno di Taiwan nei confronti della protezione dell’ambiente, del risparmio energetico e della riduzione di monossido di carbonio.
Taiwan sarà infatti presente ai mondiali sudafricani; non tra le 32 squadre che si contenderanno il prestigioso trofeo, ma in qualità di produttore di uniformi ecologicamente compatibili.
Brasile, Olanda, Portogallo, Stati Uniti, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda, Serbia e Slovacchia: nove squadre nazionali indosseranno divise di materiale riciclato prodotte interamente in Taiwan.
Secondo il Comitato dello Yuan Esecutivo di Taiwan per la Promozione del Risparmio Energetico e della Riduzione di Emissioni Carboniche, queste uniformi sono un eccellente esempio dell’azione taiwanese in tema di salvaguardia ambientale. Per formare le fibre tessili delle magliette, sono state infatti utilizzate numerose bottiglie di plastica, ridotte in fili molto sottili.
In media, per una maglietta sono state sufficienti otto bottiglie di plastica.
L’Ufficio per lo Sviluppo Industriale del Ministero degli Affari Economici, che ha fornito assistenza alle fabbriche di magliette, ha dichiarato che sono state utilizzate più di 13 milioni di bottiglie PET (Polietilene Teraflatato) per produrre le magliette di Sudafrica 2010 – sia per le squadre partecipanti, sia per il merchandising.
Questo non solo dimostra l’alto livello tecnologico taiwanese, ma anche la capacità dell’industria di riadattarsi ai “green concepts” internazionali, confermando il “Made in Taiwan” quale elemento sempre all’avanguardia.
L’Istituto di Ricerca Tessile di Taiwan (TTRI) ha spiegato che, per produrre le magliette, le bottiglie riciclate sono state trattate più volte fino alla trasformazione in fibre di poliestere, successivamente trasformate in fili e dunque filate per produrre il tessuto.
Anche le tecniche di tintura sono risultate cruciali, in quanto gli standard per la colorazione delle magliette per le competizioni della FIFA sono piuttosto severe. Per produrre divise che incontrino i Global Green Standards – ossia gli standard ecologici – i tessuti fabbricati devono essere tinti con estrema attenzione. Anche in questo, dunque, Taiwan ha dimostrato di possedere una capacità tecnica di alto livello.
Se il rapporto costi-benefici e la qualità rappresentano ulteriori elementi degni di considerazione, non sorprende che Taiwan entri nel novero dei leader di settore a livello mondiale.
Dopo anni di grandi sforzi investiti dal TTRI nella ricerca e nello sviluppo, oltre che nel trasferimento tecnologico, Taiwan ha innovato e fatto grandi passi avanti nella produzione di fibre tessili e nel processo di colorazione. Per queste ragioni, il settore tessile locale è diventato una scelta obbligata per numerosi marchi sportivi.
Il Vice Premier Sean C. Chen, che riveste anche il ruolo di presidente del Comitato per la Promozione del Risparmio Energetico e della Riduzione di Emissioni Carboniche, ha dichiarato che il processo produttivo – dalla raccolta delle bottiglie fino al prodotto finale – è stato eseguito interamente in Taiwan. Tutto ciò a conferma dell’alto livello qualitativo raggiunto dalla propria industria manifatturiera e della capacità della stessa di rispondere ai cambiamenti climatici globali.
Il TTRI ha poi sottolineato le prerogative delle divise prodotte. Le magliette di materiale riciclato pesano il 13% in meno rispetto a quelle fatte con metodi tradizionali; inoltre, la trama a 144 TPI consente alla maglia di rimanere asciutta permettendo ai liquidi di evaporare rapidamente. Il TTRI ha poi aggiunto che il tessuto prodotto con materiale riciclato è il 10% più elastico del tessuto ordinario. L’atleta può dunque usufruire di aerazione e flessibilità unici.
Queste uniformi dimostrano dunque gli eccezionali risultati raggiunti dalla tecnologia tessile taiwanese e testimoniano l’impegno di Taiwan nei confronti della protezione dell’ambiente, del risparmio energetico e della riduzione di monossido di carbonio.
giovedì 30 aprile 2009
Taipei e Pechino ancora più vicine
Tre nuovi accordi (Espansione dei collegamenti aerei, accordi finanziari e lotta alla criminalità) sono scaturiti dal terzo meeting tra i rappresentanti dell’organo taiwanese “SEF – Strait Exchange Foundation” e del corrispettivo continentale “ARATS – Association for Relations Across Taiwan Strait”, incontratisi a Nanchino il 26 aprile scorso.
A meno di un mese dal primo anniversario di presidenza di Ma Ying-jeou, il “Terzo Colloquio Chiang-Chen” ha dunque ulteriormente confermato il nuovo corso politico taiwanese, nettamente più aperto in direzione di Pechino di quanto non fosse fino al maggio 2008, quando è avvenuto il definitivo passaggio di consegne tra l’ex presidente Chen Shui-bian e il già citato Ma.
Preceduto da altri importanti colloqui, uno a novembre in Taipei e uno a giugno in Pechino, il terzo incontro getta le basi di un accordo ancora più importante, attualmente in fase di discussione: l’Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA – Accordo Quadro di Cooperazione Economica).
Nato come Comprehensive Economic Cooperation Agreement (CECA – Accordo Globale di Cooperazione Economia), e subito modificato in ECFA in seguito alle proteste dell’opposizione interna, che considerava la dicitura CECA quale la conferma della volontà di Ma di condurre Taiwan verso l’unificazione con la Repubblica Popolare Cinese, l’Accordo Quadro di Cooperazione Economica mira, nelle intenzioni del governo di Taipei, a far respirare l’economia taiwanese afflitta da una recessione notevole in seguito al crollo delle esportazioni.
L’EFCA, sempre in virtù delle considerazioni fatte dal KMT, è diretto a controbilanciare gli andamenti economici di altre aree dell’Asia, vista l'eventualità di numerosi Free Trade Agreements tra la Cina e i paesi membri dell’ASEAN, accordi che di fatto taglierebbero fuori Taiwan dallo sviluppo economico locale.
Tra i principali esportatori mondiali di prodotti tecnologici sofisticati (palmari, notebook, netbook, ecc.) nonché punto di riferimento planetario per la ricerca sulle nanotecnologie, secondo solo alla Corea del Sud, l’isola di Taiwan ha risentito particolarmente della crisi internazionale, vedendo diminuire la domanda di prodotti tecnologici proveniente dall’Europa e naturalmente dagli Stati Uniti.
Secondo i piani del KMT, il partito al governo, l’apertura alla Cina popolare diventa quindi una valvola di sfogo per l’economia isolana. Possibilità di investimenti diretti da parte di aziende taiwanesi su suolo continentale (e viceversa), aumento degli scambi logistici aerei e marittimi e enorme flusso di turisti cinesi desiderosi di visitare l’isola su cui da troppo tempo non mettono piede (il numero dei voli settimanali aumenterà dagli attuali 108 a 270).
Lo stesso primo ministro cinese Wen Jiabao, durante il discorso all’Assemblea Nazionale del Popolo tenutasi a Pechino in marzo, aveva dichiarato di voler visitare Taiwan, citando due tra i più celebri luoghi turistici dell’isola: il Sun Moon Lake e la foresta di Alishan.
Un susseguirsi di abbracci e aperture, quindi; ultima delle quali (29 aprile) quella che vede la Repubblica Popolare Cinese accondiscendente nei confronti di un probabile ingresso di Taiwan all’interno del WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in qualità di membro osservatore.
Ma questo evento richiede un’analisi molto più approfondita.
A meno di un mese dal primo anniversario di presidenza di Ma Ying-jeou, il “Terzo Colloquio Chiang-Chen” ha dunque ulteriormente confermato il nuovo corso politico taiwanese, nettamente più aperto in direzione di Pechino di quanto non fosse fino al maggio 2008, quando è avvenuto il definitivo passaggio di consegne tra l’ex presidente Chen Shui-bian e il già citato Ma.
Preceduto da altri importanti colloqui, uno a novembre in Taipei e uno a giugno in Pechino, il terzo incontro getta le basi di un accordo ancora più importante, attualmente in fase di discussione: l’Economic Cooperation Framework Agreement (ECFA – Accordo Quadro di Cooperazione Economica).
Nato come Comprehensive Economic Cooperation Agreement (CECA – Accordo Globale di Cooperazione Economia), e subito modificato in ECFA in seguito alle proteste dell’opposizione interna, che considerava la dicitura CECA quale la conferma della volontà di Ma di condurre Taiwan verso l’unificazione con la Repubblica Popolare Cinese, l’Accordo Quadro di Cooperazione Economica mira, nelle intenzioni del governo di Taipei, a far respirare l’economia taiwanese afflitta da una recessione notevole in seguito al crollo delle esportazioni.
L’EFCA, sempre in virtù delle considerazioni fatte dal KMT, è diretto a controbilanciare gli andamenti economici di altre aree dell’Asia, vista l'eventualità di numerosi Free Trade Agreements tra la Cina e i paesi membri dell’ASEAN, accordi che di fatto taglierebbero fuori Taiwan dallo sviluppo economico locale.
Tra i principali esportatori mondiali di prodotti tecnologici sofisticati (palmari, notebook, netbook, ecc.) nonché punto di riferimento planetario per la ricerca sulle nanotecnologie, secondo solo alla Corea del Sud, l’isola di Taiwan ha risentito particolarmente della crisi internazionale, vedendo diminuire la domanda di prodotti tecnologici proveniente dall’Europa e naturalmente dagli Stati Uniti.
Secondo i piani del KMT, il partito al governo, l’apertura alla Cina popolare diventa quindi una valvola di sfogo per l’economia isolana. Possibilità di investimenti diretti da parte di aziende taiwanesi su suolo continentale (e viceversa), aumento degli scambi logistici aerei e marittimi e enorme flusso di turisti cinesi desiderosi di visitare l’isola su cui da troppo tempo non mettono piede (il numero dei voli settimanali aumenterà dagli attuali 108 a 270).
Lo stesso primo ministro cinese Wen Jiabao, durante il discorso all’Assemblea Nazionale del Popolo tenutasi a Pechino in marzo, aveva dichiarato di voler visitare Taiwan, citando due tra i più celebri luoghi turistici dell’isola: il Sun Moon Lake e la foresta di Alishan.
Un susseguirsi di abbracci e aperture, quindi; ultima delle quali (29 aprile) quella che vede la Repubblica Popolare Cinese accondiscendente nei confronti di un probabile ingresso di Taiwan all’interno del WHO, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in qualità di membro osservatore.
Ma questo evento richiede un’analisi molto più approfondita.
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